Vi è mai capitato di fare o dire qualcosa che non vi sembra sia in linea con quello che pensate e/o dell’immagine che vorreste dare di voi? Vi è mai successo di non riuscire a controllare qualcosa che prepotentemente voleva uscire, esprimersi, ma ritenevate inaccettabile? Non sempre tutto è lineare, riconoscibile, coerente.
Quante volte, nel corso della nostra vita, ci siamo sentiti scissi, divisi, profondamente attratti o spaventati da una, piuttosto che da un’altra parte di noi stessi? Quante volte queste parti, nella loro apparente distanza e incoerenza, ci hanno perfino fatto dubitare che potessero appartenere a noi, portandoci anche a non prestare loro ascolto, a non dar loro voce, negandole perfino, nell’illusoria speranza che potessero, in tal modo, scomparire? Eppure esse si sono rivelate presenti, talvolta silenti, a volte timidamente emergenti.
Ascoltare e tentare di far dialogare queste parti ci permette di recuperare quello spazio di libertà che, vittime delle emozioni emergenti, rischiamo di non riuscire più neppure a vedere.
Le pagine del testo approfondiscono questo aspetto da un punto di vista teorico e illustrano percorsi possibili di integrazione e dialogo delle parti.
Mariella Lajolo e Barbara Tarasco
UNIONE DELLE PARTI
Volo continuo alla ricerca di nuovi equilibri
Presentazione di Antonella Castagno
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-487-8]
Pagg. 128 - € 11,00
http://www.edizionitabulafati.it/unionedelleparti.htm
martedì 8 marzo 2016
mercoledì 20 maggio 2015
Presentazione a Lanciano: IL COLORE DEI MARGINI di Vito Moretti (Giovedì 21 maggio 2015, alle ore 17:30)
Giovedì 21 maggio 2015, alle ore 17:30
presso la Sala Convegni della ex Casa di Conversazione
Piazza Plebiscito, LANCIANO
presentazione del libro di racconti di VITO MORETTI
IL COLORE DEI MARGINI
Edizioni tabula fati
Presenterà il volume Nicoletta Fazio
Letture sono a cura di Giuseppina Fazio
Interverrà l'Autore
L'iniziativa è inserita tra gli appuntamenti della Campagna Nazionale "Il Maggio dei Libri" 2015, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Fa parte, inoltre, del calendario delle iniziative del "Mese della Cultura Frentana" 2015, organizzato dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Lanciano. Sostengono l'evento lAssociazioneCulturale Frentana e le Acli Frentane.
Scheda del libro:
In questo libro di racconti l’autore propone un ulteriore scorcio di quella umanità che da anni prende vita nel suo sguardo di narratore e di poeta e che si popola di soggetti a loro modo rivolti a presagire e a testimoniare gli aspetti della contemporaneità: l’intrico del tempo d’oggi con le sue ambigue negligenze, con i suoi profondi smarrimenti, con i suoi molteplici disagi sociali e culturali, ma anche con la sagacia del cuore, con gli ormeggi della speranza e con la fierezza della coerenza e della personale dignità.
Le occasioni narrative si fanno peraltro esemplari nel nitore linguistico e nella premura dei registri espressivi, che riconsegnano alla parola e al suo dettato l’energia affabulante del racconto, in una “presa” che accompagna di volta in volta il lettore fino all’ultima pagina del libro.
Vito Moretti
IL COLORE DEI MARGINI
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-397-0]
Pagg. 168 - € 13,00
http://www.edizionitabulafati.it/ilcoloredeimargini.htm
martedì 12 maggio 2015
Presentazione a PALERMO: IDA E ALESSIO di Daniela Di Benedetto (Mercoledì 20 Maggio 2015, alle ore 16,30)
Mercoledì 20 Maggio 2015, alle ore 16,30, presso i locali dell'Associazione Impiegati in Quiescenza della Regione Siciliana a PALERMO (Via Siracusa n. 10, scala B, 1° piano), sarà presentato il libro della prof.ssa Daniela Di Benedetto, dal titolo IDA E ALESSIO (Edizioni Tabula fati).
Agli intervenuti sarà offerto un breve concerto con musiche romantiche per violino e pianoforte. Inoltre verranno eseguite arie d'opera di Mozart. Al pianoforte la stessa Daniela Di Benedetto, violinista il Maestro Antonio Alfano, soprano Giovanna Giacone.
Milioni di lettori sensibili si sono commossi per secoli a causa delle vicende di Romeo e Giulietta, innamorati divisi dal destino e spinti alla morte da avversità ed equivoci. Ma nessuno ha mai pensato che la tragicità della vita può superare quella della morte ? Quanta gente al mondo vorrebbe smettere di soffrire e andarsene per sempre, ma non può, legata a questa misera terra, magari perché ha dei figli?
Ida e Alessio, protagonisti di questo romanzo, appartengono a due famiglie calabresi separate da una sanguinosa faida. La loro storia d’amore nasce durante l’adolescenza e si svolge dal 1925 al 1950: uno squarcio di storia italiana comprendente il fascismo e la seconda guerra mondiale, che costituisce uno sfondo descritto con assoluta obiettività. Nel romanzo, le alterne vicende politiche offrono alle famiglie rivali alcune occasioni di liberarsi di nemici personali, ma il sangue sparso rende più profondo l’abisso fra Ida e Alessio. Ma i due sopravvivono, separati e infelici, come sopravvive il loro amore segreto. E la “ricostruzione” del dopoguerra non potrà ricostruire i loro cuori ormai spezzati per sempre. Un romanzo di grande efficacia visiva ed emotiva, concepito come un film.
Daniela Di Benedetto
IDA E ALESSIO
Presentazione di Giancarlo Giuliani
Copertina di Pellegrino Capobianco
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-403-8]
Pagg. 120 - € 10,00
http://www.edizionitabulafati.it/idaealessio.htm
Agli intervenuti sarà offerto un breve concerto con musiche romantiche per violino e pianoforte. Inoltre verranno eseguite arie d'opera di Mozart. Al pianoforte la stessa Daniela Di Benedetto, violinista il Maestro Antonio Alfano, soprano Giovanna Giacone.
Milioni di lettori sensibili si sono commossi per secoli a causa delle vicende di Romeo e Giulietta, innamorati divisi dal destino e spinti alla morte da avversità ed equivoci. Ma nessuno ha mai pensato che la tragicità della vita può superare quella della morte ? Quanta gente al mondo vorrebbe smettere di soffrire e andarsene per sempre, ma non può, legata a questa misera terra, magari perché ha dei figli?
Ida e Alessio, protagonisti di questo romanzo, appartengono a due famiglie calabresi separate da una sanguinosa faida. La loro storia d’amore nasce durante l’adolescenza e si svolge dal 1925 al 1950: uno squarcio di storia italiana comprendente il fascismo e la seconda guerra mondiale, che costituisce uno sfondo descritto con assoluta obiettività. Nel romanzo, le alterne vicende politiche offrono alle famiglie rivali alcune occasioni di liberarsi di nemici personali, ma il sangue sparso rende più profondo l’abisso fra Ida e Alessio. Ma i due sopravvivono, separati e infelici, come sopravvive il loro amore segreto. E la “ricostruzione” del dopoguerra non potrà ricostruire i loro cuori ormai spezzati per sempre. Un romanzo di grande efficacia visiva ed emotiva, concepito come un film.
Daniela Di Benedetto
IDA E ALESSIO
Presentazione di Giancarlo Giuliani
Copertina di Pellegrino Capobianco
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-403-8]
Pagg. 120 - € 10,00
http://www.edizionitabulafati.it/idaealessio.htm
domenica 12 ottobre 2014
Revisionismo storico e teatro (di Giovanni Sessa)
Recessi, drammi, cause remote degli
eventi della storia del Novecento sono stati colti in profondità più dalle
pagine chiarificatrici della letteratura, che non dall’asettico approccio della
ricerca storico-accademica. Si pensi, tra i tanti esempi possibili, al tratto
realmente disvelativo che connota Masse e
potere di Elias Canetti, in tema di totalitarismo, o il Gattopardo di Tommasi di Lampedusa, in
merito alla storia del Risorgimento e al trasformismo dei nostri governi nazionali.
Tale tendenza è, senza ombra di dubbio, confermata da una commedia di Claudio
Mauri, saggista e romanziere, Il male
viene dal cielo, pubblicata da Tabula Fati editore (per ordini: 335/6499393;
edizionitabulafati@yahoo.it).
Il testo è ambientato in una
camera d’albergo nella Milano degli anni Settanta. I protagonisti sono due
turisti americani, James e Jane, in viaggio di piacere nel Bel Paese. Tutto
accade in una giornata d’ottobre, luminosa e solare nel primo pomeriggio
lombardo e, all’occaso, gradualmente pervasa dalle ombre della sera. In questa
stanza fanno improvvisa irruzione, annunciati dal portiere, un uomo
dall’aspetto anonimo, Luigi Maestrelli, assieme ai suoi anziani genitori. A
tutta prima, i tre risultano degli emeriti sconosciuti agli occhi degli
americani. Tuttavia, la storia che Maestrelli racconta, in modo drammatico e
coinvolgente, ha per protagonista negativo ed inconsapevole proprio James.
Questi, infatti, il 20 Ottobre
del 1944 era uno dei piloti del 451° Bomb Group dell’aviazione statunitense
che, a guerra praticamente conclusa, avrebbe dovuto bombardare lo stabilimento
Breda. Milano era una città senza più possibilità di difesa e, come è stato
mostrato da tanta letteratura specialistica in argomento, gli obiettivi
industriali da colpire non erano più ubicati nel capoluogo lombardo. Anche nel
lontano 1944 la giornata si annunciava decisamente bella e soleggiata, ma
quando la prima ondata di aerei del 451° si avvicinò all’obiettivo della Breda,
un gusto al dispositivo di scarico degli ordigni lì fece cadere, prima del
tempo, sulla circostante campagna. La seconda ondata dello stormo sbagliò la
rotta d’attacco di 15°, il capo formazione decise: “…di liberarsi
immediatamente delle bombe sganciandole sulla popolazione civile, colpendo i
quartieri di Gorla, Turro, Precotto…provocando la morte di 184 bambini della
scuola elementare Crispi” (p. 10). Un
gesto gratuito e terribile, visto che le bombe avrebbero potuto essere
sganciate su luoghi disabitati, durante il percorso di ritorno. Tra i bimbi
morti, il piccolo Alfonso, fratello di Luigi, che quella tragica mattina
avrebbe voluto rimanere con lui a giocare a calcio nei prati, assieme ai
chiassosi coetanei, senza andare a scuola. Fu il padre a costringerlo a
frequentare le lezioni.
La figura paterna, tratteggiata con empatia da Mauri, è assolutamente
dolente. Fuori di sé dopo il ritrovamento sotto le macerie del cadaverino di
Alfonso, è rimasto in vita al solo scopo di attendere l’impossibile ritorno del
figlio, aiutato e sostenuto, per tanti anni, dalla moglie, a sua volta
straziata dal dolore. Solo sulla scena teatrale, da sempre adusa a presentare
il dramma della vita, sarebbe stato possibile rievocare questo evento minore e
misconosciuto, ma al tempo stesso chiarificatore, della Seconda guerra
mondiale. Esclusivamente nella rappresentazione scenica, la tragedia dei Maestrelli,
tipica tragedia italiana di quegli anni, in una processo catartico
perfettamente reso dall’autore, poteva toccare in profondità il cuore di James
e della moglie. Il pilota, infatti, all’epoca si era limitato ad obbedire agli
ordini e non era a conoscenza della carneficina prodotta dal bombardamento che,
a distanza di tempo, lo colpisce schiacciandolo improvvisamente sotto il peso
del rimorso.
Mauri, che riconosce il proprio
coinvolgimento emotivo nella narrazione, ha il merito di indurre nel lettore (presto
ci auguriamo anche nello spettatore, grazie alla messa in scena della commedia),
un profondo senso di disagio rispetto ai protagonisti e alla vicenda. Il testo
si rivolge a chi: “…crede che la vita abbia un senso soprattutto se è ricerca
della verità” (p. 19), e la verità di cui Il
male viene dal cielo è latore, è stata per troppo tempo sottaciuta. La
storia, infatti, è in genere scritta dai vincitori. Il “sangue dei vinti”,
anche quando si tratti di civili e addirittura di bambini, non ha voce, non
deve trovare ascolto.
Ma le
guerre accrescono la loro drammaticità se la verità viene affossata
dall’atteggiamento manicheo, che legge il bene presente da una sola parte e
criminalizza l’altra. Nel dopoguerra, i “nuovo padroni” avrebbero voluto
edificare, là dove sorgeva la scuola Crispi
bombardata, un cinema. Le proteste dei coraggiosi genitori dei bimbi le cui
vite furono anzitempo recise dalle bombe USA, impedirono lo scempio della
memoria storica ed ottennero che sulle macerie venisse eretto un monumento-ossario
a ricordo perenne della strage. Tutti i morti, ci ammonisce Mauri con Pavese,
devono avere riconoscimento di pari dignità. Questo libro restituisce la
dignità a chi, durante l’ultimo conflitto, non ebbe la fortuna di perdere la
vita dalla parte “giusta”. E lo fa servendosi della più accreditata ricerca
storiografica, com’è confermato dalla prefazione di Alessandro Colombo, docente
di Relazioni Internazionali all’Università di Milano.
Nei suoi studi Colombo ha chiarito come le
guerre industriali del Novecento, le guerre del terrore pianificato, furono
l’esito più del dominio della tecnica che del fanatismo politico, appartengo:
“…più alla sfera della ratio che a
quella della passio” (p. 6). E se è
vero che fu un generale italiano, Giulio Douhet, a teorizzare per primo l’uso
del bombardamento strategico, tale strategia fu successivamente sviluppata
appieno dallo stato maggiore dell’aviazione inglese. La dottrina del Moral Bombing: “…il bombardamento morale,
nacque ufficialmente nel 1928 nell’ambito della RAF ben prima dell’avvento di
Hitler” (p. 13). Anzi, Colombo riferisce che durante la Seconda guerra mondiale:
“furono…gli stati democratici…ad abbracciare con più decisione il concetto
totalitario di guerra implicito nelle teorie del Moral Bombing, mentre gli stati totalitari…privilegiarono un
impiego tradizionale dell’aviazione” (p. 13). Le statistiche confermano
quest’affermazione: l’aviazione anglo-americana provocò 1.500.000 di morti,
l’aviazione dell’Asse 240.000. La strage della scuola di Gorla, pertanto, fu il
risultato della medesima strategia militare che produsse le immani carneficine
di Dresda e Tokio, per non parlare di quelle di Hiroshima e Nagasaki.
Per chi abbia a cuore la verità, dopo la pubblicazione de Il male viene dal cielo, il 20 ottobre
non può più essere un giorno come un altro.
Riflettere, su quanto accaduto allora, sarà utile affinché gli italiani recuperino
una memoria condivisa.
Giovanni Sessa
martedì 7 ottobre 2014
Presentazione a Chieti: NATURALMENTE... L'AURORA di Flora Amelia Suàrez Càrdenas (Sabato 11 Ottobre 2014, alle ore 18:00)
Sabato 11 Ottobre 2014, alle ore 18:00
presso la Libreria Antonella de Luca
Via C. de Lollis n. 12 di CHIETI
presentazione del libro di racconti di
Flora Amelia Suàrez Càrdenas
NATURALMENTE... L'AURORA
Edizioni Tabula fati
a cura di Marco Tabellione
Parteciperanno l'Autrice e l'editore Marco Solfanelli
Con uno stile semplice e poetico, che della poesia conserva il tono garbato e morbido proprio di un linguaggio profondo anche se apparentemente dimesso, Flora Amelia riesce a rappresentare una gamma di personaggi e situazioni tali da abbracciare più generazioni e più epoche. E anche se gli ambienti e le condizioni si riferiscono indubbiamente ad un tempo prossimo alla contemporaneità, i rimandi e gli echi culturali di tutte le storie raccontate conservano comunque un respiro che va oltre le età, superano le barriere delle ère e delle epoche. E tutto ciò accade perché l’autrice sa mettere in scena non tanto, o non solo, situazioni e tipi umani, quanto vicende d’anime, dimensioni dell’interiorità in grado di riguardare ogni tempo e ogni spazio.
Adottando tre chiavi di lettura, a loro volta introdotte da piccoli capolavori di poéme en prose, utilizzati a mo’ di introduzione delle tre sezioni, vale a dire “Il tempo”, “Vivere” e “Amare”, la scrittrice riesce a dire tutto, o comunque moltissimo sull’essere umano, e a rimarcare e sottolineare ciò che conta davvero. In questa terna fondamentale, trilogia della vita, tempo-vivere-amare, è espressa e simboleggiata l’esperienza umana, legata all’essere che è, come sosteneva Heidegger, essere nel tempo, cioè esser-ci, esperienza del e nel tempo, la quale trova nell’amore lo stimolo e la motivazione principali.
Flora Amelia Suàrez Càrdenas
NATURALMENTE... L’AURORA
Presentazione di Marco Tabellione
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-378-9]
Pagg. 192 - € 14,00
http://www.edizionitabulafati.it/naturalmentelaurora.htm
domenica 21 settembre 2014
Novità fantasy: IL DIO DEL DOLORE di Francesco Brandoli (Edizioni Tabula fati)
Novità fantasy: IL DIO DEL DOLORE di Francesco Brandoli (Edizioni Tabula fati)
Esiste un dio creatore di tutte le storie, di tutti gli altri dei e anche del giovane Ashioka, Dio del Dolore e della Morte, da sempre tormentato sulla natura del proprio ruolo nell’Universo.
Nel cosmo che Ashioka ha il compito di sorvegliare affinché l’equilibrio resti inalterato, esiste un pianeta rosso, Amhambara, desertico e inospitale, dove il sole sembra essersi addormentato, lasciando i suoi abitanti perennemente avvolti nell’oscurità.
Questo fatto è all’origine di una guerra decennale tra le due etnie che ci vivono: i pacifici Zaffiri, coltivatori e artigiani, amanti della natura, e i rozzi Sassosi, popolo di negromanti e minatori.
Le loro continue battaglie giovano al Dio della Guerra, che ha dato il proprio nome al pianeta e che dai Sassosi viene adorato e rispettato insieme ai propri figli: Violenza, Distruzione, Crudeltà e Disperazione.
Starà ad Ashioka capire perché il sole sia sparito e dove stia dormendo, ma anche cessare gli scontri e riportare la pace, ricomponendo un quadro antico e ancora valido, quello in cui la vita è un continuo susseguirsi di cicli e dove la morte non è la fine ma un nuovo inizio.
Francesco Brandoli (1981), è da sempre un amante del fantastico. Avvocato civilista, esercita la professione forense a Bologna, dove vive.
Al suo attivo vanta la pubblicazione di racconti fantastici in raccolte: I figli di Beowulf (Midgard, Perugia) a cura di Alberto Henriet; Futuro Europa (Elara, Bologna), oltre a un saggio letterario su H.P. Lovecraft per la rivista “Studi Lovecraftiani”.
Inoltre gestisce una Pagina a suo nome sul social network Facebook e un sito internet dedicato all’attività di scrittore, www.francescobrandoli.eu.
Il Dio del Dolore è il suo primo romanzo.
Francesco Brandoli
IL DIO DEL DOLORE
Edizioni Tabula fati
Copertina di Vincenzo Bosica
[ISBN-978-88-7475-384-0]
Pag. 176 - € 14,00
http://www.edizionitabulafati.it/ildiodeldolore.htm
Nel cosmo che Ashioka ha il compito di sorvegliare affinché l’equilibrio resti inalterato, esiste un pianeta rosso, Amhambara, desertico e inospitale, dove il sole sembra essersi addormentato, lasciando i suoi abitanti perennemente avvolti nell’oscurità.
Questo fatto è all’origine di una guerra decennale tra le due etnie che ci vivono: i pacifici Zaffiri, coltivatori e artigiani, amanti della natura, e i rozzi Sassosi, popolo di negromanti e minatori.
Le loro continue battaglie giovano al Dio della Guerra, che ha dato il proprio nome al pianeta e che dai Sassosi viene adorato e rispettato insieme ai propri figli: Violenza, Distruzione, Crudeltà e Disperazione.
Starà ad Ashioka capire perché il sole sia sparito e dove stia dormendo, ma anche cessare gli scontri e riportare la pace, ricomponendo un quadro antico e ancora valido, quello in cui la vita è un continuo susseguirsi di cicli e dove la morte non è la fine ma un nuovo inizio.
Francesco Brandoli (1981), è da sempre un amante del fantastico. Avvocato civilista, esercita la professione forense a Bologna, dove vive.
Al suo attivo vanta la pubblicazione di racconti fantastici in raccolte: I figli di Beowulf (Midgard, Perugia) a cura di Alberto Henriet; Futuro Europa (Elara, Bologna), oltre a un saggio letterario su H.P. Lovecraft per la rivista “Studi Lovecraftiani”.
Inoltre gestisce una Pagina a suo nome sul social network Facebook e un sito internet dedicato all’attività di scrittore, www.francescobrandoli.eu.
Il Dio del Dolore è il suo primo romanzo.
Francesco Brandoli
IL DIO DEL DOLORE
Edizioni Tabula fati
Copertina di Vincenzo Bosica
[ISBN-978-88-7475-384-0]
Pag. 176 - € 14,00
http://www.edizionitabulafati.it/ildiodeldolore.htm
venerdì 19 settembre 2014
Presentazione: LA CASE CHE NEN ZE CHIUDE di VITO MORETTI (San Valentino in A.C., sabato 20 settembre, ore 18:00)
Sabato 20 settembre 2014 alle ore 18:00
presso il Salone del Palazzo Delfina Olivieri
di San Valentino in Abruzzo Citeriore (AQ)
presentazione del libro di poesie dialettali di VITO MORETTI
LA CASE CHE NEN ZE CHIUDE
(Edizioni Tabula fati)
Letture di Daniela D'Alimonte
Parteciperà l'editore Marco Solfanelli
Scheda del libro
L’uso del dialetto, in questo volume arca di Vito Moretti, mira ad agevolare il riconoscimento della realtà e la sua restituzione agli spazi più intimi, nei quali il tempo e le ragioni individuali si fanno vita, esistenza quotidiana, itinerario da percorrere in solitudine o con quanti si abbia d’intorno.
L’orizzonte di riferimento è quello della piccola comunità di San Vito Chietino, con la sua parlata e con le sue risorse espressive, ma il poeta allarga via via il suo sguardo fino a declinare sulla pagina gli interrogativi, le inquietudini, gli snodi culturali e morali che sono della sua stessa età e della sua complessa generazione, sicché i testi si propongono anche come una arguta e profonda testimonianza della coscienza contemporanea, della quale Moretti sa cogliere illusioni e disincanti, speranze e sconfitte.
Si tratta, dunque, di una poesia che, pur sollecita ai rigori della registrazione filologica, vuole essere anzitutto una ricerca di identità, un percorso nell’esperienza concreta del vissuto e, in qualche modo, un aprire e chiudere conti di una soggettività o, insomma, di un animo critico che — di fronte alle tante parvenze e lusinghe della realtà — cerca di scioglierne i drammi e di comprenderne le ragioni, ma con il proposito di assecondare soprattutto ed esclusivamente un’appassionata inclinazione creativa, propria di chi riserva a sé il solo esercizio di poeta e ad altri le più congrue pertinenze etno-culturali e glottologiche.
L’avventura di Vito Moretti, quindi, per queste sue estensioni di originalità e di pregnanza lirica, può dirsi davvero unica ed esemplare e può certamente annoverarsi fra le migliori vicende letterarie di questi ultimi decenni.
Vito Moretti
LA CASE CHE NEN ZE CHIUDE
Presentazione di Giorgio Bàrberi Squarotti
Premessa di Giovanni Tesio
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-337-6]
Pagg. 344 - € 22,00
http://www.edizionitabulafati.it/lacasechenenzechiude.htm
mercoledì 17 settembre 2014
lunedì 15 settembre 2014
Presentazione: PASCOLI E GLI ANIMALI DA CORTILE di Maria Cristina Solfanelli (Chieti, Mercoledì 17 settembre 2014, ore 18:00)
Mercoledì 17 settembre 2014, alle ore 18:00
presso la Libreria De Luca
Via C. de Lollis n. 12 - CHIETI
presentazione del saggio letterario di MARIA CRISTINA SOLFANELLI
PASCOLI E GLI ANIMALI DA CORTILE
Edizioni Tabula fati
Presenterà il prof. Vito Moretti
La vicenda di Pascoli, nell’intelligente lettura che s’incontra in questo libro, è il tentativo di ridestare la coscienza dell’uomo sul proprio destino e sui limiti del proprio presente, in nome di una profonda visione della storia e della vita e nel proposito di riconquistare ai singoli un diritto di “innocenza” che le teorie fin de siècle escludono e rendono persino impossibile.
Sicché Pascoli, di fronte alla crisi dell’età sua, non indica un modello di eroismo o di dominio, come altri, ma addita il mondo del possibile, la volontà di ripristinare una relazione più congrua e più persuasiva fra l’uomo e i fatti della storia civile e sociale, e si fa promotore di un recupero pieno della natura, dove s’incontrano non solo individui umili (contadini, gente di fatica, persone d’anima e di sudore), ma — significativamente — un gran numero di animali: volatili e quadrupedi, pennuti e bestie da soma, selvaggina e rettili, mammiferi da stalla e da cortile, con un particolare rilievo arrecato ai cani, dei quali Pascoli amava contornarsi a Castelvecchio e nelle altre sue dimore; per questo, non si può oggi leggere — o rileggere — Pascoli ignorando il ruolo pregnante che egli riconosce agli animali o la densa lezione che da essi può venire.
Maria Cristina Solfanelli risiede a Chieti, dove è nata nel 1991. Ha conseguito, presso l’Ateneo teatino, la laurea in «Letteratura, filologia e linguistica del mondo medievale e moderno» e attualmente frequenta, nella stessa Università, il corso magistrale in «Filologia, linguistica e tradizioni letterarie».
Ha grande passione per la musica e — da alcuni anni — studia il canto lirico, che esercita in qualità di soprano e che le è valso il pieno riconoscimento in numerosi e prestigiosi concorsi canori.
Si esibisce nel duo musicale "Piano e Soprano Musicians" con il pianista M. Yuri Sablone e si è distinta finora nell’esecuzione, fra l’altro, delle romanze di F.P. Tosti e delle arie tratte dalle opere di W.A. Mozart.
Maria Cristina Solfanelli
PASCOLI E GLI ANIMALI DA CORTILE
Presentazione di Vito Moretti
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-391-8]
Pagg. 144 - € 12,00
http://www.edizionitabulafati.it/pascolieglianimali.htm
martedì 9 settembre 2014
Presentazione: L'ALLEGORIA DEL FIUME di Maria Assunta Orlando (Lanciano, Venerdì 12 settembre 2014, ore 18:00)
Venerdì 12 settembre 2014, alle ore 18:00
presso la SALA DI CONVERSAZIONE di LANCIANO
Piazza Plebiscito n. 55
presentazione del romanzo di ASSUNTA MARIA ORLANDO
L'ALLEGORIA DEL FIUME
Edizioni Tabula fati)
Presenterà Giancatrlo Giuliani
Parteciperà con l'Autrice, l'editore Marco Solfanelli
Delicato e originale questo libro di Maria Assunta Orlando. Il lettore è condotto per mano in una storia familiare che è la chiave per una sorta di iniziazione alla vita, alla comprensione dei suoi meccanismi, all’accettazione del bene e del male, della gioia e del dolore che in essa si celano.
Lo stile è lineare, incisivo, semplice senza essere banale, comunicativo. Si usano spesso parole e frasi comuni, che nell’ambito delle varie situazioni si arricchiscono di molteplici sfaccettature di significato. Il lettore sfoglia le pagine di una storia di uomini e donne apparentemente ordinari, ma che sanno diventare una sorta di patrimonio collettivo, costituire quel tessuto connettivo che rende saldi i legami familiari, ne fa un supporto importante per i momenti in cui le circostanze sembrano aggredirci.
L’esistenza quotidiana include attività consuete, apparentemente banali, ma anche privilegiate, nel senso che consentono all’esistenza individuale di proiettarsi in una dimensione ben più ampia.
Il libro ha profumo di antico, nel senso migliore del termine, e dona al lettore il senso “caldo” della continuità, dell’inesauribile forza del legame familiare, del testimone passato da una generazione all’altra.
Maria Assunta Orlando
L'ALLEGORIA DEL FIUME
Presentazione di Giancarlo Giuliani
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-374-1]
Pag. 160 - € 13,00
http://www.edizionitabulafati.it/allegoriadelfiume.htm
lunedì 1 settembre 2014
“Marta la sarta” l’esordio letterario di Valentina Di Cesare
“Marta la sarta” l’esordio letterario dell’autrice abruzzese
Valentina Di Cesare a settembre in tutte le librerie e negli store
digitali.
Il romanzo, edito dalla casa editrice Tabula Fati, attraversa con ironia il
quotidiano, per recuperare la forza della parola, di quel raccontarsi e
raccontare che è una delle strade che porta alla libertà. Il volume sarà
presentato venerdì 26 settembre, presso la libreria Feltrinelli di Pescara (ore
18) e sabato, 27 settembre presso la libreria Mondadori di Chieti Scalo (ore
18.30).
Una scrittura che avvolge con ritmo ed
ironia.
E’ la scrittura dell’autrice abruzzese
Valentina Di Cesare che con il suo romanzo di esordio Marta La Sarta, edito dalla
Tabula Fati, ci trascina in un mondo fatto di storie affascinanti, surreali. La
necessità del raccontarsi per esistere, per trovare una significato nuovo,
vivido e vero, a cio’ che ci accade.
Marta la Sarta è una simpatica donnina
di mezza età, nubile e senza figli, commessa da molti anni una merceria e sarta
nel tempo libero per i suoi clienti. La semplicità caratteriale di Marta le
permette di attraversare la vita degli altri in modo mai ingombrante, ma allo
stesso tempo attivo, sempre disposta, con l’ausilio di luminose riflessioni e
un amore vocato ai riti del quotidiano, a carpire da ogni storia quasi una
piccola legge dell’esistenza, che non esita a farsi leggenda.
È in un piccolo centro, non meglio
specificato, che prendono vita i personaggi, strampalati, sognatori, cinici,
eroici, malinconici. Si incontrano lo Zio Pueblo, andato a cercare fortuna
altrove, ma le sue imprese, riecheggiano ancora in paese. Pare che un’estate,
dopo il Festival Internazionale della Perturbazione artistica, si fosse
accampato con un gruppo folk islandese nei pressi di Santa Cruz della Fuente e
che avesse salvato la vita a Inneke, una parrucchiera olandese accusata e
malmenata per aver sbagliato nuance di tinta per capelli ad una biondissima
ragazza pompon di Vigevano. Ci sono i racconti di Nonna Bice che parla di
quella cugina fattasi novizia dopo aver intravisto la Madonna in sogno e poi
scappata da Novara su una nave da crociera perché voleva bere limonate e
ballare il tip-tap. Poi ancora Olio, il cane innamorato, Nando il restauratore
che parla con i mobili e tantissimi altri che aiutano Marta a tenere quel
cassetto dei sogni sempre aperto, perché Marta è pratica di sogni, è attraverso
essi che tenta un recupero dell’umanità. Ascolto, autenticità, semplicità, sono
queste le parole che tesse per incarnare quella “coscienza bambina” che ognuno
di noi, se vuole, può recuperare per attraversare senza giudizio le vite degli
altri, perché dietro ogni comportamento umano c’è una spiegazione di cui
bisogna tener conto.
Il volume
sarà presentato venerdì 26 settembre, presso la libreria Feltrinelli di Pescara
(ore 18) e sabato, 27 settembre, presso la libreria Mondadori di Chieti Scalo
(ore 18.30).
Valentina Di Cesare è originaria di
Castel di Ieri, in provincia dell’Aquila. Ha studiato Lettere Moderne
all’Università di Chieti e Mediazione Culturale all’Università per stranieri di
Siena
domenica 27 luglio 2014
Premio dell’Editoria Abruzzese - Città di Roccamorice (sabato 2 e domenica 3 agosto 2014)
Sabato 2 e Domenica 3 agosto 2014, presso la Sala Teatrale Comunale "don Donato Bianco" di ROCCAMORICE, si svolgerà la manifestazione conclusiva del Premio dell'Editoria Abruzzese "Città di Roccamorice", a cura dell’Associazione Editori Abruzzesi e del Comune di Roccamorice.
La Giuria del Premio ha scelto le opere Finaliste e Vincitori delle 2 Sezioni del Premio: a) Libro di autore abruzzese di Narrativa – Poesie – Saggistica; b) Libro di autore non abruzzese di Narrativa – Poesia – Saggistica.
Sabato 2 agosto, nel corso di un incontro pubblico verranno presentati i 2 autori Vincitori della Sezione b) del Premio. A seguire i 9 autori abruzzesi finalisti della Sezione a) presenteranno le loro opere e la Giuria ne trarrà elementi per stabilire la classifica finale.
La proclamazione dei Vincitori delle Sezioni dedicate agli Autori abruzzesi avverrà al momento della cerimonia di premiazione di Domenica 3 agosto.
Nel corso della Manifestazione, domenica 3 agosto 2014 alle ore 17:30, l'Associazione degli Editori Abruzzesi assegnerà i "Premi perla promozione e diffusione della cultura e della editoria abruzzese 2014" a cinque personalità che nel corso del biennio 2013-2014 si sono distinte per particolari meriti.
Inoltre il Comune di Roccamorice assegnerà il Premio per laCultura "Città di Roccamorice" 2014, con la seguente motivazione: «Per l'eccezionale profilo di studioso e per il ruolo di coscienza critica della comunità abruzzese assunto negli anni con ineguagliabile autorevolezza e indipendenza di giudizio», allo storico RAFFAELE COLAPIETRA.
Il riconoscimento verrà consegnato da Alessandro D'Ascanio (Sindaco di Roccamorice) e Marco Solfanelli (Presidente dell'Associazione Editori Abruzzesi), domenica 3 agosto 2014 alle ore 18:00.
In conclusione di ciascuna serata sono previsti 2 concerti.
La presentazione dell'intera Manifestazione sarà condotta, come lo scorso anni, da Elena Costa.
PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE
Sabato 2 Agosto 2014
ore 17,30 Saluti istituzionali e Presentazione del Premio
ore 18,00 Incontro con i 2 autori vincitori della sezione b) Libro di autore non abruzzese
ore 18,30 Incontro con i 9 autori finalisti della sezione a) Libro di autore abruzzese
ore 20,30 Brunch letterario (Euro 10,00)
ore 21:30 Concerto di Alfredo SCOGNA: SERENATE A MAMME. Performance musicale sulle poesie di Modesto Della Porta
Domenica 3 Agosto 2014
ore 17,30 Saluti istituzionali e Presentazione del Premio
ore 18,00 Cerimonia di consegna del Premio per la Cultura "Città di Roccamorice" 2014
ore 18,15 Cerimonia di consegna del "Premio per la promozione e diffusione della cultura e dell’editoria abruzzese"
ore 18,30 Cerimonia di Premiazione dei vincitori e finalisti delle due sezioni del Premio
ore 20,30 Brunch letterario (Euro 10,00)
ore 21,30 Concerto THE OPERA FATAL con Niccolò Pelusi, Dario Ricchizzi, Maria Cristina Solfanelli e Yuri Sablone
Sala Teatrale Comunale "don Donato Bianco"
Tel. 085 8572132 – Fax 085 8572358 – comune.roccamorice@tin.it
domenica 13 luglio 2014
giovedì 26 giugno 2014
Novità editoriale: LA GEOMETRIA DEL TEMPO di Daniela D'Alimonte (Edizioni Tabula fati)
Ogni libro di poesia, in questa luce, è certamente — si può dire — un dono di grazia e di bellezza che ha bisogno soltanto di essere assecondato nei suoi tempi e nei suoi ritmi, e che necessita di pazienza, di respiri lunghi, di inclinazione ad immergersi nei campi e nei dettati dell’immaginario lirico, in cui hanno voce l’individuo e l’assoluto, i frammenti del soggettivo e i gremiti giri dell’universale.
E questo è lo specifico tratto di La geometria del tempo, il volume di Daniela D’Alimonte, calato nel tempo della storia quotidiana, del vissuto di creatura all’insidia dei frastuoni e delle smentite, e declinato, per altri versi, alle sortite dell’infinito, all’ascolto di quel “tutto” che fa profittevole e vantaggioso ogni pensiero e ogni struggimento.
Daniela D’Alimonte è nata a Roccamorice (PE) nel 1974. Nella vita svolge la professione di docente di Lettere, inoltre è giornalista pubblicista e lavora dal 2000 come collaboratore per la testata “Il Centro. Quotidiano d’Abruzzo”. Studiosa e appassionata della storia della lingua italiana e del dialetto, è autrice di volumi e saggi linguistici che riguardano in particolare la parlata abruzzese. È stata cultrice di “Dialettologia e Linguistica italiana” presso la Facoltà di Lettere dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara e di “Linguistica e linguaggi settoriali” presso la Facoltà di Scienze Sociali della stessa Università.
Daniela D'Alimonte
LA GEOMETRIA DEL TEMPO
Presentazione di Vito Moretti
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-377-2]
Pagg. 72 - € 8,00
E questo è lo specifico tratto di La geometria del tempo, il volume di Daniela D’Alimonte, calato nel tempo della storia quotidiana, del vissuto di creatura all’insidia dei frastuoni e delle smentite, e declinato, per altri versi, alle sortite dell’infinito, all’ascolto di quel “tutto” che fa profittevole e vantaggioso ogni pensiero e ogni struggimento.
Daniela D’Alimonte è nata a Roccamorice (PE) nel 1974. Nella vita svolge la professione di docente di Lettere, inoltre è giornalista pubblicista e lavora dal 2000 come collaboratore per la testata “Il Centro. Quotidiano d’Abruzzo”. Studiosa e appassionata della storia della lingua italiana e del dialetto, è autrice di volumi e saggi linguistici che riguardano in particolare la parlata abruzzese. È stata cultrice di “Dialettologia e Linguistica italiana” presso la Facoltà di Lettere dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara e di “Linguistica e linguaggi settoriali” presso la Facoltà di Scienze Sociali della stessa Università.
Daniela D'Alimonte
LA GEOMETRIA DEL TEMPO
Presentazione di Vito Moretti
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-377-2]
Pagg. 72 - € 8,00
martedì 24 giugno 2014
Presentazione: COLORE PRIMARIO di Daniele TOPPETA (Pescara, Sabato 28 giugno 2014, ore 18:30)
Sabato 28 giugno 2014, alle ore 18:30
presso la Libreria LIBERNAUTA
Via Teramo n. 27 di PESCARA
presentazione a cura del prof. Paride Solini
della silloge poetica di Daniele TOPPETA
COLORE PRIMARIO
(Edizioni Tabula fati)
con la partecipazione dell'Autore e dell'editore Marco Solfanelli
Immagini, ricordi, periodi, offerti al lettore per mezzo di quella che Mimmo Locasciulli chiama “poesia umana”. Nell’apparente disordine in cui si alternano temi e atmosfere, appare forse inizialmente arduo trovare un filo conduttore, a meno che non si comprenda che la chiave di lettura è la profonda sensibilità dell’autore che, come tanti, si sente parte attiva nel mondo.
Egli, così, prova a condurre per mano il lettore attraverso i momenti di vita che lo hanno segnato e formato, nel passato come in tempi più vicini, e che continuano ad agire nel presente. Il poeta è un uomo che prova innanzitutto a “raccontarsi” nella dimensione sociale e politica come in quella affettiva, in quella quotidiana come in quella esistenziale, con particolare attenzione ai luoghi dell’infanzia e della maturità, alla sua gente, ai colori e alle contraddizioni di una terra di cui comunque si sente profondamente parte.
Daniele Toppeta
COLORE PRIMARIO
Presentazione di Mimmo Locasciulli
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-363-5]
Pag. 56 - € 7,00
http://www.edizionitabulafati.it/coloreprimario.htm
lunedì 23 giugno 2014
Presentazione: LUDUS IN FABULA di Sandro de Nobile (LANCIANO, Venerdì 27 giugno, ore 21.00)
Venerdì 27 giugno alle ore 21.00
presso la Libreria D'OVIDIO
Corso trento e Trieste n. 44
LANCIANO
presentazione della raccolta di racconti di SANDRO DE NOBILE
LUDUS IN FABULA
(Edizioni Tabula fati)
Relatore Rolando D'Alonzo
Interverranno l'Autore e l'editore Marco Solfanelli
Sin dal titolo l’autore mette subito in chiaro che di un gioco si tratta, un ludus messo in piedi da lui stesso, disteso sulla fabula delle sue trame e rivolto al pubblico non senza ammiccamenti ed ambiguità.
Il lettore sarà dunque incalzato, sballottato, infine spiazzato da questa serie di undici racconti che variano tra i più diversi registri, giocando con la narrazione e le sue norme, sviluppando inediti e stranianti punti di vista, costruendo un universo paradossale e grottesco nel quale le sole stille di verità sembrano venire proprio dalla parola e dal suo valore.
Un valore amplificato dall’autore attraverso rimandi a miriadi di altri testi, tracce a volte esplicite, altre volte di più difficile lettura, sempre sparse sulla pagina con la consapevolezza che nulla di veramente nuovo si agita sul fronte della letteratura, se non la capacità della stessa di guardarsi allo specchio e di rileggersi.
Ma non soltanto di un viaggio nella narrazione, nello stile, nella lingua, si tratta; perché, guardando più a fondo, le tragicomiche storie raccontate dallo scrittore scavano nel ventre della contemporaneità, trovandovi infine la solitudine assurda, perché fondata sull’illusione della comunità nel “villaggio globale”, dell’uomo post-moderno, dominato da ansie e fobie che spesso lo ricacciano verso i limiti incerti della follia.
Sandro de Nobile
LUDUS IN FABULA
Presentazione di Rolando D'Alonzo
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-375-8]
Pag. 104 - € 10,00
http://www.edizionitabulafati.it/ludusinfabula.htm
domenica 22 giugno 2014
Presentazione: IN QUALE MAI FOLGORE DI TEMPO di Giuseppe Martocchia (Pescara, Giovedì 26 giugno 2014, ore 18.00)
Giovedì 26 giugno 2014 alle ore 18.00
presso la Libreria LIBERNAUTA
Via Teramo n. 27
PESCARA
presentazione del nuovo romanzo di GIUSEPPE MARTOCCHIA
IN QUALE MAI FOLGORE DI TEMPO
Edizioni Tabula Fati
Relatore Giancarlo Giuliani
Saranno presenti l'Autore e l'editore Marco Solfanelli
Al colmo di una profonda crisi esistenziale e disgustato dal degrado del mondo che lo circonda, lo scrittore Eugenio Corradi decide di passare all’azione: ucciderà quanti più politici e uomini di governo potrà per bonificare, se così si può dire, politica e costumi.
Ben sapendo che è una follia e che non sarà risolutivo, comincia con l’omicidio di un deputato a Roma, per poi continuare in altre città, uccidendo personaggi di spicco proprio durante i funerali delle vittime precedenti.
Ma d’un tratto la sua determinazione trova un ostacolo: i suoi piani vengono disturbati dall’arrivo di una donna colombiana, la cui vicenda si intreccia indissolubilmente alla sua. La straniera è alla ricerca di un manoscritto scomparso, attribuito al filosofo Campanella, in cui si narra nel dettaglio dell’utopica Città del sole.
L’appeal esercitato dalla donna su Corradi è talmente forte da permetterle di attrarlo nella sua crociata.
Giuseppe Martocchia
IN QUALE MAI FOLGORE DI TEMPO
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-361-1]
Pag. 304 - € 21,00
http://
giovedì 22 maggio 2014
Presentazione: PRESUNTUOSO COME IL PRANZO DI NATALE di Angelo Lupo Timini (Pescara, Marcoledì 28 maggio, ore 21:00)
Mercoledì 28 maggio 2014 - ore 21:00
presso la Libreria QUI ABRUZZO
Via De Amicis n. 5 di PESCARA
presentazione a cura di Federica D'Amato
del romanzo di Angelo LUPO TIMINI
PRESUNTUOSO COME IL PRANZO DI NATALE
(Edizioni Tabula fati)
Parteciperanno l'Autore e l'editore Marco Solfanelli
Scheda del libro:
Seguire il protagonista nel suo addentrarsi tra le pieghe della vita è come assistere a una scissione dell’atomo; a un’operazione a cuore aperto e senza anestesia.
Le vicende camminano attraverso una quotidianità contemporanea, luci e ombre che appartengono a chiunque e che pure qui vengono anatomizzate, scrutate microscopicamente dal protagonista che paradossalmente fa della sua miopia una lente di ingrandimento.
Non c’è tregua, gli eventi che normalmente accadono nella vita di un uomo qui si condensano quasi a voler mettere alla prova la fibra umana; come se in un solo giorno facesse estate e inverno, vincere la lotteria e scoprire di avere il cancro.
Non c’è tregua, le parole trasportano immagini ed emozioni che quasi si accalcano, spingono per “passare avanti” e l’uso ricercato delle espressioni non è mai un vano compiacimento letterario, ma solo il frutto di chi si sforza di rendere il senso delle cose e della vita senza infingimenti, cruda, bella, terribile, senza sconti né sovraprezzi, senza retorica né ambiguità. Un fiume che va dalla sorgente alla foce senza fermarsi.
Angelo Lupo Timini
PRESUNTUOSO COME IL PRANZO DI NATALE
Presentazione di Francesco Durante
[ISBN-978-88-7475-333-8]
Pagg. 80 - € 8,00
http://
sabato 10 maggio 2014
Marcello Marciani sul libro di Pina Allegrini: RACCONTI DELL'ISOLA (Edizioni Tabula fati)
RACCONTI DELL'ISOLA di Pina Allegrini
Prima di iniziare a parlare del libro che oggi viene battezzato, è opportuno fare una precisazione. Pina Allegrini è conosciuta ai più come poetessa, traduttrice, autrice di testi teatrali e attrice, operatrice culturale in svariati campi, ma poco nota come narratrice: infatti nei suoi curricula non sono incluse opere di narrativa. Pertanto questa è la prima volta che viene presentato un suo libro di racconti, anche se in effetti Pina da tanti anni ne scrive ed è presente su riviste e antologie con testi narrativi, che hanno anche vinto diversi premi. Fra l'altro un libro scritto a quattro mani con la compianta amica Tonia Giansante, dal titolo “Madama Doré”, contiene delle sue preziose pagine in prosa, e lei da anni sta lavorando ad un romanzo. Ma quest'opera, di cui oggi si parla, è la prima che. in modo organico, è strutturata come una sequenza di racconti collegati fra loro.
E il libro si presenta all'apparenza come un testo per bambini. Già in apertura, nella dedica “al piccolo Federico”, al quale si donano “queste piccole storie di una favolosa estate”, l'autrice si firma come “La nonna”, e si fa rispondere dal nipotino stesso che le augura “Buon viaggio”. L'invito alla narrazione che seguirà è pertanto affettuoso, teneramente famigliare, perché il piccolo Federico è il nipote reale di Pina, e Pina è davvero “la Nonna” che diventerà personaggio nei dieci racconti che compongono il libro. Ma poi, appena si inizia la lettura, ci si accorge subito che questo approccio autobiografico, pur se sviluppato nei fatti narrati, relativi al vissuto della scrittrice, non si arena mai in compiaciuto autobiografismo, ma si libera in una prosa giocosa, leggera, ironicamente favolistica, dal momento che quella “favolosa estate”, per ammissione sorniona e straniata di chi scrive, in realtà “non c' è mai stata”.
“Era un'isola piccina piccina, piccola come un fazzoletto, rotonda come una ciambella, di quelle che faceva la nonna. Quando Felicino la vide per la prima volta aveva quindici mesi e sette giorni, sapeva pronunciare bene solo la parola “acqua” e correva sulle gambette storte, col braccio sinistro all'infuori, come un timone, per mantenere l'equilibrio. L'indice destro invece era continuamente puntato sul mondo a indicare oggetti e direzioni che l'attiravano sul momento”.
È questo un attacco narrativo fulminante, che fa capire come all'autrice interessi entrare in “medias res”, in quella dimensione di stupore e scoperta continua del mondo tipici della prima infanzia, facendo ricorso ad un lessico volutamente “infantile” (“un'isola piccina piccina (...) rotonda come una ciambella”) per accattivarsi l'attenzione del suo piccolo (o dei suoi piccoli) lettore o lettori. E pure se il tono della parlata è quello bonario di una “nonna”, che racconta le fasi di apprendistato alla vita del nipote, la narrazione procede rigorosamente in terza persona, senza nessuna smania di protagonismo e con un'attenzione concreta agli aspetti e agli avvenimenti di questa isola-memoria, resa con un gusto visivo quasi cinematografico, che mette a fuoco con estremo nitore sia il paesaggio che gli “attori” della storia. Dove “La nonna”, brontolona e saggia, è solo un personaggio fra i pochi altri che ruotano attorno alla figura centrale di Felicino: gli altri sono il Nonno, geniale e svagato, il caustico e inafferrabile zio Flaco, i genitori ballerini Grissino e Golia, i vicini di casa Tritapepe e Starnuto, fratelli opposti e speculari. I nomignoli con cui vengono caratterizzati i personaggi contribuiscono a rendere quel tono da opera buffa che Pina sa orchestrare con divertita maestria, al pari delle frequenti strofette scherzose, cantilene o limerick che i famigliari spesso usano per rivolgersi a Felicino, e al pari anche delle onomatopee, dei giochi di parole a volte compulsivi che lo stesso piccolo protagonista trova o inventa, per esaltare la sua incessante scoperta del vivere attraverso il linguaggio. Perché un dato è certo: l'isola vive nella fantasia del lettore in quanto narrata, “rivelata” dal linguaggio, e questa può apparire una considerazione ovvia, direi banale, perché sempre in letteratura, come in tutte le arti, ciò che si intende comunemente come realtà - e quindi la vicenda umana nelle sue svariate sfaccettature, l'esperienza individuale, la storia collettiva, le stratificazioni della memoria, il mistero del sogno – tutto ciò, dicevo, nasce a nuova vita nelle arti in quanto viene ri-scritto dalla sapienza del segno espressivo. Ma in questo libro c'è un'ottica particolare che rende la narrazione particolarmente intrigante, e che nasce dal processo quasi di identificazione dell'occhio della scrittrice con quello di un infante, da quel tentativo di ridare verginità ai dati dell'esperienza attraverso lo stupore, il gioco supremo, dell'atto creativo, che cerca in tale immedesimazione di ri-fondare un proprio mondo. Ma chi scrive è pur sempre un'autrice di lunga esperienza e molteplici conoscenze intellettuali, per cui la lingua usata è solo in apparenza bimbesca e ludica, ma mescola termini specialistici e citazioni letterarie, reminiscenze argentine di struggenti milonghe e spiazzanti nonsense, parentele trasversali fra il lessico italiano e quello spagnolo. In questa tessitura linguistica ricca ma articolata senza nessuna ostentazione, è evidente che la natura dell'isola può essere resa solo attraverso una cultura diramata in infiniti echi, rimandi e domande. Ecco perché il dito che Felicino punta di continuo sulle “cose” chiede con l'immediatezza tipica dell'infanzia la loro natura, il loro nome, perché “sa” d'istinto, senza avere la dottrina della conoscenza, che nel nome c'è il destino e il significato delle cose: “nomen omen”. La meraviglia con cui l'occhio infantile scruta e svela l'universo-mondo diventa, nel corso dei dieci capitoli di un unico lungo racconto dalla struttura circolare, una riflessione gnomica sul mistero e la bellezza del vivere, scanzonata e lieve eppure adombrata nell'epilogo da una malinconia tipica da fine-stagione, quando i primi brividi settembrini pongono interrogativi inquieti sulla durata effimera dell'estate e, con essa, dell'esistenza. Per questo Federico, nella dedica propiziatora, formula un augurio che è quasi un vaticinio, nella beata divinazione dell'infanzia: “Buon viaggio nonna, e pensa alle stelle cadenti”. E la nonna, con la consapevolezza adulta della caducità di ogni stella, risponde al bimbo con un viaggio nella scrittura che è un prezioso compendio di valori narrativi, che possono forse proteggere dal caos e dall'inconsistenza. Tali valori sono la leggerezza, la rapidità, l'esattezza, la visibilità, la moltiplicità, la coerenza: le sei caratteristiche essenziali alla scrittura breve, quelle che Italo Calvino – nelle sue “Lezioni americane” - indicava come fondamentali per la letteratura del nuovo millennio.
Marcello Marciani
(09/05/2014)
Pina Allegrini
RACCONTI DELL'ISOLA
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-355-0]
Pagg. 96 - € 8,00
http://www.edizionitabulafati.it/raccontidellisola.htm
Prima di iniziare a parlare del libro che oggi viene battezzato, è opportuno fare una precisazione. Pina Allegrini è conosciuta ai più come poetessa, traduttrice, autrice di testi teatrali e attrice, operatrice culturale in svariati campi, ma poco nota come narratrice: infatti nei suoi curricula non sono incluse opere di narrativa. Pertanto questa è la prima volta che viene presentato un suo libro di racconti, anche se in effetti Pina da tanti anni ne scrive ed è presente su riviste e antologie con testi narrativi, che hanno anche vinto diversi premi. Fra l'altro un libro scritto a quattro mani con la compianta amica Tonia Giansante, dal titolo “Madama Doré”, contiene delle sue preziose pagine in prosa, e lei da anni sta lavorando ad un romanzo. Ma quest'opera, di cui oggi si parla, è la prima che. in modo organico, è strutturata come una sequenza di racconti collegati fra loro.
E il libro si presenta all'apparenza come un testo per bambini. Già in apertura, nella dedica “al piccolo Federico”, al quale si donano “queste piccole storie di una favolosa estate”, l'autrice si firma come “La nonna”, e si fa rispondere dal nipotino stesso che le augura “Buon viaggio”. L'invito alla narrazione che seguirà è pertanto affettuoso, teneramente famigliare, perché il piccolo Federico è il nipote reale di Pina, e Pina è davvero “la Nonna” che diventerà personaggio nei dieci racconti che compongono il libro. Ma poi, appena si inizia la lettura, ci si accorge subito che questo approccio autobiografico, pur se sviluppato nei fatti narrati, relativi al vissuto della scrittrice, non si arena mai in compiaciuto autobiografismo, ma si libera in una prosa giocosa, leggera, ironicamente favolistica, dal momento che quella “favolosa estate”, per ammissione sorniona e straniata di chi scrive, in realtà “non c' è mai stata”.
“Era un'isola piccina piccina, piccola come un fazzoletto, rotonda come una ciambella, di quelle che faceva la nonna. Quando Felicino la vide per la prima volta aveva quindici mesi e sette giorni, sapeva pronunciare bene solo la parola “acqua” e correva sulle gambette storte, col braccio sinistro all'infuori, come un timone, per mantenere l'equilibrio. L'indice destro invece era continuamente puntato sul mondo a indicare oggetti e direzioni che l'attiravano sul momento”.
È questo un attacco narrativo fulminante, che fa capire come all'autrice interessi entrare in “medias res”, in quella dimensione di stupore e scoperta continua del mondo tipici della prima infanzia, facendo ricorso ad un lessico volutamente “infantile” (“un'isola piccina piccina (...) rotonda come una ciambella”) per accattivarsi l'attenzione del suo piccolo (o dei suoi piccoli) lettore o lettori. E pure se il tono della parlata è quello bonario di una “nonna”, che racconta le fasi di apprendistato alla vita del nipote, la narrazione procede rigorosamente in terza persona, senza nessuna smania di protagonismo e con un'attenzione concreta agli aspetti e agli avvenimenti di questa isola-memoria, resa con un gusto visivo quasi cinematografico, che mette a fuoco con estremo nitore sia il paesaggio che gli “attori” della storia. Dove “La nonna”, brontolona e saggia, è solo un personaggio fra i pochi altri che ruotano attorno alla figura centrale di Felicino: gli altri sono il Nonno, geniale e svagato, il caustico e inafferrabile zio Flaco, i genitori ballerini Grissino e Golia, i vicini di casa Tritapepe e Starnuto, fratelli opposti e speculari. I nomignoli con cui vengono caratterizzati i personaggi contribuiscono a rendere quel tono da opera buffa che Pina sa orchestrare con divertita maestria, al pari delle frequenti strofette scherzose, cantilene o limerick che i famigliari spesso usano per rivolgersi a Felicino, e al pari anche delle onomatopee, dei giochi di parole a volte compulsivi che lo stesso piccolo protagonista trova o inventa, per esaltare la sua incessante scoperta del vivere attraverso il linguaggio. Perché un dato è certo: l'isola vive nella fantasia del lettore in quanto narrata, “rivelata” dal linguaggio, e questa può apparire una considerazione ovvia, direi banale, perché sempre in letteratura, come in tutte le arti, ciò che si intende comunemente come realtà - e quindi la vicenda umana nelle sue svariate sfaccettature, l'esperienza individuale, la storia collettiva, le stratificazioni della memoria, il mistero del sogno – tutto ciò, dicevo, nasce a nuova vita nelle arti in quanto viene ri-scritto dalla sapienza del segno espressivo. Ma in questo libro c'è un'ottica particolare che rende la narrazione particolarmente intrigante, e che nasce dal processo quasi di identificazione dell'occhio della scrittrice con quello di un infante, da quel tentativo di ridare verginità ai dati dell'esperienza attraverso lo stupore, il gioco supremo, dell'atto creativo, che cerca in tale immedesimazione di ri-fondare un proprio mondo. Ma chi scrive è pur sempre un'autrice di lunga esperienza e molteplici conoscenze intellettuali, per cui la lingua usata è solo in apparenza bimbesca e ludica, ma mescola termini specialistici e citazioni letterarie, reminiscenze argentine di struggenti milonghe e spiazzanti nonsense, parentele trasversali fra il lessico italiano e quello spagnolo. In questa tessitura linguistica ricca ma articolata senza nessuna ostentazione, è evidente che la natura dell'isola può essere resa solo attraverso una cultura diramata in infiniti echi, rimandi e domande. Ecco perché il dito che Felicino punta di continuo sulle “cose” chiede con l'immediatezza tipica dell'infanzia la loro natura, il loro nome, perché “sa” d'istinto, senza avere la dottrina della conoscenza, che nel nome c'è il destino e il significato delle cose: “nomen omen”. La meraviglia con cui l'occhio infantile scruta e svela l'universo-mondo diventa, nel corso dei dieci capitoli di un unico lungo racconto dalla struttura circolare, una riflessione gnomica sul mistero e la bellezza del vivere, scanzonata e lieve eppure adombrata nell'epilogo da una malinconia tipica da fine-stagione, quando i primi brividi settembrini pongono interrogativi inquieti sulla durata effimera dell'estate e, con essa, dell'esistenza. Per questo Federico, nella dedica propiziatora, formula un augurio che è quasi un vaticinio, nella beata divinazione dell'infanzia: “Buon viaggio nonna, e pensa alle stelle cadenti”. E la nonna, con la consapevolezza adulta della caducità di ogni stella, risponde al bimbo con un viaggio nella scrittura che è un prezioso compendio di valori narrativi, che possono forse proteggere dal caos e dall'inconsistenza. Tali valori sono la leggerezza, la rapidità, l'esattezza, la visibilità, la moltiplicità, la coerenza: le sei caratteristiche essenziali alla scrittura breve, quelle che Italo Calvino – nelle sue “Lezioni americane” - indicava come fondamentali per la letteratura del nuovo millennio.
Marcello Marciani
(09/05/2014)
Pina Allegrini
RACCONTI DELL'ISOLA
Edizioni Tabula fati
[ISBN-978-88-7475-355-0]
Pagg. 96 - € 8,00
http://www.edizionitabulafati.it/raccontidellisola.htm
Iscriviti a:
Post (Atom)



















